di Francesco Carlà

Affari nostri: In lotta per l'energia

del 3/04/2006
di Francesco Carlà

Carissimi Fwiani,

In finanza ed economia la memoria e' decisiva.

La memoria e l'esperienza. Sembra ieri che Raul
Gardini lottava con la mano pubblica e i poteri
forti di Milano, Cuccia in testa, per tenere
assieme la costosissima creatura di Enimont.

Gardini ha perso tutto in quella inutile scommessa.

Poi e' successo di nuovo negli Stati Uniti:
il potere energetico, Enron, e quello telecomunicativo,
Worldcom, ha preso la mano agli onnipotenti
manager di quell'epoca. Adesso quei protagonisti
finiranno in galera per qualche decennio.

Poi e' avvenuto ancora, in Russia.

Uno degli oligarchi ex sovietici ha sbagliato timing,
si e' scontrato con Putin, ed e' finito in un
gulag da qualche parte in zone fredde. Ci stara'
una decina d'anni, mentre Abramovich ha fatto
appena in tempo a scappare a Londra e dedicarsi
al calcio.

Anche quello un potere tutt'altro che rilassante.

Adesso sta per succedere ancora. Francesi, tedeschi
e pure russi, ma anche italiani e spagnoli e da
tempo cinesi e indiani, sono in lotta per l'energia
e per il potere che quel settore distilla.

Quasi come il denaro stesso.

Mattei ci ha rimesso la pelle alcuni decenni fa,
gli arabi ci sguazzano dagli anni settanta,
adesso Enel, EDF, Suez, GDF, ma anche e soprattutto
Gazprom e tanti altri nomi asiatici ed europei
vogliono crescere, espandersi, fare rumore.

Assorda il silenzio di americani ed inglesi
che, nel frattempo, fanno il vero business.

Davvero bisogna essere grandi e grossi per
contare e fare soldi? Davvero a qualcuno frega
qualcosa dei consumatori europei, e di quelli
italiani che pagano la piu' cara energia elettrica
del mondo?

La reciprocita' con i francesi e' necessaria,
ma le lotte per il potere finiranno al solito modo.
Con una variante: com'e' accaduto per i viaggi
aerei i consumatori saranno ben felici di pagare
bollette dimezzate ai vincitori.

Che fra cinque anni emergeranno tra i morti e i feriti.

-Luca Pagni Repubblica.it
E se avesse ragione l'amministratore delegato di Rwe, Harry Roels?
Secondo il manager tedesco, a capo del secondo gruppo elettrico
europeo, «in questo momento ci sono più capitali a disposizione che
prede disponibili a farsi catturare». Se le cose stessero veramente in
questo modo, come spiegarsi allora quanto è accaduto negli ultimi
giorni nel settore delle utilities del Vecchio Continente, tra opa
lanciate o solo annunciate, telefonate tra capi di stato, banche
d'affari in piena mobilitazione, ingolosite da commissioni milionarie?
Un incrociarsi di notizie su operazioni reali e rumors, su scalate
presunte che hanno scatenato la caccia al titolo in tutte le borse,
dando il via a una nuova fase del risiko elettrico in Europa. Quella
che, a detta di tutto gli osservatori, porterà alla selezione di non
più di 45 grandi operatori. Una partita in cui è destinata a giocare
un ruolo di primo piano anche la russa Gazprom. E in cui l'Enel farà
di tutto per interpretare un ruolo da protagonista.
Pensare che tutto era iniziato un po' in sordina più di un anno e
mezzo fa, quando il quotidiano spagnolo El Pais svelò i retroscena di
un progetto, appoggiato dal governo socialista di José Luis Zapatero,
che portasse all'aggregazione tra Gas Natural ed Endesa. L'equivalente
di un'alleanza italiana tra Eni ed Enel. Da allora non se ne seppe più
nulla, fino al 2 settembre scorso, data in cui i vertici di Gas
Natural ruppero finalmente gli indugi per lanciare un'offerta pubblico
di acquisto per il 100% di Endesa a 21,3 euro per azione. Si disse che
Zapatero aveva dovuto pagare pegno al partito catalano, necessario per
la formazione del suo governo, favorevole a un progetto che vedesse la
potentissima Caixa di Barcellona alleata con Gas Natural. C'è
sicuramente del vero. Ma, martedì 21 febbraio, quando a sorpresa i
tedeschi di E.On (i secondi della classifica per capitalizzazione di
borsa dei gruppi elettrici dopo i francesi di Edf) hanno rilanciato
l'opa su Endesa offrendo 27,5 euro, i governanti spagnoli hanno fatto
subito muro. Senza distinzione di campo politico. I popolari,
all'opposizione, hanno subito detto di essere dell'idea di Zapatero:
«Il resto d'Europa – ha detto il primo ministro riferendosi non
soltanto ai tedeschi sappia che il libero mercato è importante, ma
ancora più importanti sono i consumatori, i cui interessi saranno
tutelati solo se sarà possibile creare un grande gruppo spagnolo». Una
questione delicata al punto che il cancelliere Angela Merkel si è
sentita in dovere di annunciare telefonicamente l'opa di E.On a
Zapatero, nel tentativo si stemperare l'ostilità dell'offerta.
Ma la partita è solo all'inizio. In primo luogo perché il cda di
Endesa si è riunito per respingere l'offerta arrivata dalla Germania:
«Non è adeguata al reale valore della società», è stata la risposta. E
poi per l'ingresso in campo di Enel. Che ha annunciato di voler
partecipare alla partita spagnola e ha raddoppiato aprendo un secondo
fronte in Francia. L'amministratore delegato Fulvio Conti – da pochi
mesi alla guida dell'ex monopolista elettrico dopo il trasferimento di
Paolo Scaroni all'Eni – ha dichiarato che Enel è pronta a sostenere
Gas Natural contro E.On. Ma il vero obiettivo – ha spiegato è la belga
Electrabel (numero otto della classifica europea): per arrivarci è
allo studio un'opa su Suez, la più importante multiutility europea che
ne controlla oltre il 96%, con Mediobanca e Goldman Sachs nel ruolo di
advisor. Apriti cielo: prima Enel ha incassato il rifiuto di Gas
Natural («Grazie, ma facciamo da soli»), poi il premier Silvio
Berlusconi ha ricevuto telefonate dal presidente Jacques Chirac e dal
primo ministro Villepin che non gli hanno nascosto tutta la loro
contrarietà all'ingresso in forze di Enel in Francia in un settore
ritenuto strategico come l'energia. «Chiediamo reciprocità», è stata
la risposta di Berlusconi – ma anche del suo rivale Romano Prodi –
facendo riferimento al fatto che Edf controlla – sebbene al 50% con
Aem Milano – la Edison, il secondo player del mercato italiano.
Quanto accaduto non sorprende analisti ed esperti del settore. I quali
si attendevano da un momento all'altro l'inizio della fase decisiva
del risiko europeo. Il 2005, infatti, è stato l'anno di consolidamento
dei grandi gruppi, dopo la prima fase di liberalizzazione dei mercati
e i primi processi di aggregazione. Le società, con poche eccezioni,
hanno aumentato in modo considerevole i fatturati, sfruttando
l'elevato livello dei prezzi dell'energia. Inoltre, in più di un caso,
hanno concentrato l'attività sul core business, facendo cassa con la
vendita di settori ritenuti non più strategici. Due esempi per tutti:
l'uscita dalle tlc di Enel e di Endesa che si sono liberate
rispettivamente di Wind e di Acuna.
«Operazioni che hanno portato in dote nuova liquidità che ora verrà
destinata a nuove acquisizioni: nel giro di una decina d'anni al
massimo ogni nazione non avrà più di uno o due campioni nazionali che
si faranno concorrenza in tutta Europa»: è il parere di Andrea
Gilardoni, docente della Bocconi che dal 2000 redige ogni anno un
rapporto che fotografa lo stato delle aggregazioni continentali e
italiane. Forse, è sempre il suo parere, occorrerà fare ancora più in
fretta perché incombe il pericolo russo: «Nel 2005 il valore delle
operazioni che abbiamo preso in esame è pari a 15,1 miliardi di euro.
Equivalente alle principali operazione portate a termine da Gazprom.
Solo con l'acquisto della società petrolifera Sibneft ha speso 10,6
miliardi e più di 5 ne ha incassati con la cessione del 10% di azioni
proprie alla Rosneftegas, di proprietà dello stato russo».
E l'Italia? Come hanno ricordato Berlusconi e Prodi il mercato
italiano è stato aperto molto prima di altre nazioni: da Edf alla
stessa Endesa fino a Electrabel i grandi gruppi continentali –
associandosi con utilities italiane hanno partecipato alle gare per le
ex centrali dell'Enel di cui le autorità di controllo hanno imposto la
vendita. Da qui l'esigenza dell'Enel di crescere per acquisizioni
all'estero, per non perdere terreno nella classifica che ora la vede
al terzo posto per capitalizzazione di Borsa. Ma il nostro paese
sconta ancora la debolezza di una rete di ex municipalizzate, molto
forti nel loro territorio di origine, ma troppo piccole per reggere,
un domani, la concorrenza dei grandi gruppi stranieri mano a mano che
si consolideranno in Italia. E il processo di aggregazione, spesso
osteggiato da questioni di campanile e lotte politiche, rischia di
lasciare l'Enel da sola a giocare la partita dell'elettricità in
Europa.



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